Archi Imperiali

ArchiArco di Costantino (F. Rosi)

Gli archi trionfali, una delle tipologie architettoniche più originali e affascinanti di Roma, venivano realizzati per celebrare un generale o un imperatore al termine di una campagna militare vittoriosa. Dopo aver percorso la via Sacra carichi del bottino di guerra, con al seguito i prigionieri resi schiavi, le truppe passavano sotto queste imponenti “porte sacre” che avevano la funzione di celebrarne le gesta e di “purificarli” dal sangue versato. Una volta attraversato l’arco, i soldati deponevano le armi e tornavano ad  essere semplici cittadini. Questi monumenti avevano delle caratteristiche comuni: si strutturavano in un parallelepipedo con uno o più attraversamenti e, nella parte superiore, possedevano un’iscrizione che riportava la motivazione della costruzione.

Già presenti nel II secolo, si moltiplicarono in età imperiale, quando assunsero un significato simbolico indissolubilmente legato alla volontà di glorificare gli imperatori o i cittadini virtuosi. Tuttavia, oggi, sono visibili soltanto tre archi: quelli fatti edificare da Tito e Settimio Severo, che si trovano nel Rione Campitelli, e quello di Costantino, nel Rione Celio.

Arco di TitoArco di Tito (S. Della Torre Valsassina)

L'arco di Tito, situato nella parte occidentale del Foro Romano, è in marmo e ad un solo fornice, i cui pilastri presentano quattro semicolonne che sorreggono una trabeazione con fregio. Fu eretto tra l’82 e il 90 d.C. per celebrare la vittoria contro i Giudei e la presa di Gerusalemme ad opera dello stesso Tito, raffigurato mentre viene portato in cielo da un’aquila.

Arco di SettimioArco di Settimio Severo (F. Rosi)

L'arco di Settimio Severo e quello di Costantino celebrano rispettivamente la vittoria sui Parti e quella su Massenzio. Entrambi realizzati in marmo, sono costruzioni a tre fornici con un passaggio centrale più grande e due laterali più piccoli.

Arco di CostantinoArco di Costantino (S. Della Torre Valsassina)

 

Fonti

Arco di Tito

Arco di Costantino

Arco di Settimio Severo